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domenica 13 febbraio 2011

Calciopoli? parliamone



Chi è il burattinaio?
Come per calciopoli, ci deve essere qualcuno che muove i fili del teatrino e crea il partito del “basta calciopoli”.
La lista ancora è corta, ma ben rappresentativa di personaggi non di secondo piano.
Iniziò due settimane oro sono un decano del giornalismo italiano, Italo Cucci, a margine del botta e risposta tra un Andrea Agnelli, annoiato da Massimo Moratti, ed una immediata e dotta replica del patron nerazzurro che citò il Parini.
Nella settimana di Juve-Inter, dopo tre “sfarfallate” al Sant’Elia, scende in campo nel partito che vuole guardare solo avanti, il figlioccio di Cobolli Gigli, l’eterno sorridopoli Gianluigi Buffon. La boutade del portierone della nazionale, è durata il tempo della sua dimora in maglia azzurra, visto che venerdì, non si sa se per mutu proprio o per ingerenza superiore, ha corretto il tiro, comprendendo l’operato della società (quale?).
Sempre nella stessa settimana, si alza nell’etere anche la voce Sky di Massimino Mauro, di “Catanzzaro”, provincia di tre colli, un asino ed un bove di francescana memoria. Dice l’opinionista del nulla che non bisogna mai guardare al passato, ma solo al futuro. Infatti, la finisca di tediarci con i suoi lontani ricordi al fianco di Zico, Platini e Maradona!
Al momento in cui scrivo, l’ultimo arrivato in ordine di tempo nel partito del “basta calciopoli”, è Marco Tardelli, aiuto cittì dell’Irlanda al fianco del Trap. Anche l’ex centrocampista della Juve (ma anche dell’Inter), che con Platini invece faceva a botte nello spogliatoio, per il bene di calcio (ha detto proprio così), ha perso l’occasione di tacere, invitando anche lui ad andare avanti.
Ed è proprio nel nome dell’andare avanti, che una fetta considerevole del popolo juventino vuole conoscere la verità su quanto chirurgicamente accaduto ed esploso nella primavera del 2006.
Come in tante farse della storia italica, sarà molto difficile sovvertire con i medesimi effetti dirompenti e con pari soddisfazioni, quello che fu generato nel 2006 ai danni del pianeta bianconero, ma il tentativo di insabbiare mediaticamente una realtà, manifestamente diversa da quella rappresentata, costituisce la povertà dell’uomo più infimo.
Ed i soggetti entrati nel partito, ne sono gli indegni rappresentanti.

venerdì 28 gennaio 2011

Smarrimento bianconero



Sono cinque anni di errori ed orrori.
Non è certo la giusta eliminazione di ieri sera in coppa Italia contro la Roma a creare smarrimento nell’animo del tifoso juventino, ma tutto un corollario di interventi, decisioni, strategie e progetti, che messi uno di fianco all’altro sarebbero meritevoli di aggiungersi ai tanti sacchi di lordume posti all’aperto di qualche via nella bella Napoli.
Del resto gli errori si pagano e la Juve li sta pagando a caro prezzo.
Ma dell’emisfero della famiglia Agnelli, solo la Juve paga dazio.
Se la genesi di farsopoli è stata costruita a tavolino a Milano, possiamo affermare che Torino è complice.
Il primo errore consumato dall’imberbe John Jacob Philip Elkann, è stato quello di accettare come venisse colpita la squadra di suo nonno e di suo zio senza opporre alcuna resistenza. Ma quanto accaduto nel 2006, non è stato solo un atteggiamento passivo della proprietà, ma un vero e proprio interventismo autolesionista che ha sancito di fatto la cancellazione del club dalla stretta schiera delle grandi del calcio mondiale.
Periodi di crisi, di mancanza di vittorie, possono capitare a tutti ed in qualsiasi momento, ma quando queste sono frutto di un intervento chirurgico architettato a tavolino come la farsa del 2006, a cui hanno fatto seguito le scelte scellerate di casa Agnelli, lo sfracello è garantito.
La Juve è stata condannata e mercanteggiata per avere sostegni in altri comparti. Non si può non pensare alla Fiat che già nel 2006 contrabbandò aiuti dal governo Prodi. Non si può non pensare alla rinuncia al Tar perché il campionato doveva partire perché legato ai milioni di Sky.
Da allora abbiamo assistito all’elogio dell’idiota di turno che è passato sotto la Mole, incompetente, freddo, disinteressato alla causa bianconera, sostenuto ed assistito anche dalla complicità di noi tifosi, che ci siamo fidati di gente che ha preferito Poulsen a Xabi Alonso, ha preso Grygera e Motta che farebbero panca anche a Grosseto.
La Juve di oggi somiglia sempre più ad un conte caduto in disgrazia, che preferisce grattarsi le pulci di nascosto, ma passeggia orgoglioso mostrando lo stemma del suo nobile casato, incurante se qualcuno non lo degna neppure di alcuna riverenza.
Persino l’investitura di Andrea Agnelli, che aveva portato tanto entusiasmo la scorsa primavera, si è raffreddata tantissimo, lasciando spazio alla maliziosa idea di un repulisti di facciata, per togliere dall’imbarazzo il cugino John Jacob Philip e consentire alla famiglia di continuare ad operare in assoluta tranquillità.
E non si dica come ha dichiarato ieri Oscar Damiani che nei prossimi cinque anni la Juve sarà il club all’avanguardia perché l’unico italiano ad avere uno stadio proprio.
Non è sufficiente. In Inghilterra il Newcastle l’anno scorso era in championship nonostante il bellissimo stadio di sua proprietà.
E’ inutile continuare a trastullarsi su sogni puntualmente disillusi dalla realtà.
Occorre che la famiglia Agnelli (o ciò che ne rimane) si faccia un esamino di coscienza e ci dica quali intenzioni abbia. E’ necessario che ci sia un dirigente sullo stile di Antonio Giraudo, affinchè si riprenda un cammino serio, un cammino da Juve.

martedì 25 gennaio 2011

La genesi di farsopoli


Moratti torna a parlare di calciopoli. Esentato dal presentarsi nell’aula del tribunale di Napoli per espressa rinuncia da parte dei legali della difesa, si attende ancora che qualcuno gli dia audizione in Procura Federale. Ma Palazzi è più affaccendato a trascorrere gli ultimi mesi di ozio del suo quinquennale incarico fondato su ronfi e sereni dondolii.
Messer Murattun ha detto "Il fatto che l’Inter abbia vinto dopo Calciopoli dimostra quanto questa sia stata una vera truffa per il calcio italiano, una prova in più di quanto stava accadendo. Era frustrante quando dicevano che spendevo e non vincevo. Calciopoli è stata una cosa veramente volgare oltre ad una fregatura economica"
Ci sono mezze verità in questa dichiarazione del novello "boss" del calcio italiano. Senza calciopoli l’Inter avrebbe continuato a non vincere, o almeno non avrebbe vinto quello che ha vinto in questi anni.
Troppo forte la concorrenza di Juventus e Milan, troppo diverse le gestioni dei club.
L’unto della "Madunina" provava ad inserirsi in un contesto la cui preparazione, conoscenza dell’ambiente, preferiva la gestione aziendale dei Moggi e Galliani. All’Inter non era proibito vincere, diciamo che ha perso qualche occasione se si pensa al 5 maggio.
Pur mancando di una gola profonda o di un improvviso wikyleaks, le nebbie sul concepimento di farsopoli si diradano.
Moratti ha capito che Milan e Juventus sono una spanna sopra. Con Tronchetti decidono di passare alla guerra. Utilizzano la Telecom per le intercettazioni telefoniche, ma comprendono bene che questo strumento da solo non porta molto lontano. Dagli intercettazioni telefoniche non ci sono notizie di reato. Occorre dunque costruire l’opinione pubblica.
Il momento inoltre è molto ghiotto, perché in casa Agnelli c’è un vuoto di potere. Esiste a Torino una lotta ereditaria in un contesto molto più ampio di quello calcistico che distrae i componenti della famiglia. Nella convinzione che dal Piemonte ci si possano attendere solo reazioni morbide, ci si muove all’interno di qualche procura, ma soprattutto all’interno di qualche giornale. La deflagrazione del caso coinvolgerà anche gli altri media se non vorranno perdere importanti fette di mercato.
Eppoi ci sono i carabinieri. Ne trovano uno dal nome simpatico e mediatico, e gli affidano come consulente il giornalista Maurizio Galdi della Gazzetta dello Sport. I tratti della farsa cominciano a prendere forma, ma niente paura, prima si fanno i prodotti, poi si convincono i consumatori. E’ così che funziona nel mondo del marketing!
Eppoi di personaggi infelici nel mondo del calcio se ne trovano a iosa. Oppure nemici acerrimi che non la mandano giù la tracotanza di quel dirigente che monopolizza amicizie dappertutto, televisioni comprese. Ecco allora i Baldini di turno che annusano l’occasione della propria vita: scalciare l’odiato nemico e ricoprirsi d’oro su un campo completamente libero. Tant’è che in piena calciopoli, con Capello ancora sulla panca della Juve, madama chi contatta per il ruolo di esperto di calcio? Proprio Baldini!
Uccisa la Juventus, ferito il Milan, l’Inter costruisce i suoi successi, sconvolgendo la geografia del calcio italiano. Se prima imperavano Juventus e Milan adesso c’è solo l’Inter del figlio di Angelo. I nerazzurri non hanno rivali né sul campo, né sul mercato, né dietro le scrivanie, neppure in televisione. Ogni programma di calcio ha l’esperto interista. Alla domenica sportiva c’è Salvatore Bagni e quando manca lui si affaccia Evaristo Beccalossi. E la Gazzetta? La Gazzetta resiste. Il mondo juventino, quello vero, è su un isolotto sperduto, la stragrande maggioranza addirittura crede ciecamente in Paparesta chiuso nello spogliatoio a Reggio Calabria. Per la Gazzetta adesso c’è il trionfo. Perché ha vinto con l’Inter di Moratti e riprende terreno nel sostegno al Milan. Milano capitale del calcio.
Signori, la farsa è servita come nei migliori bar di Caracas!